I Vinili che ogni audiofilo deve possedere (secondo noi) – Decima parte

Termina con questa decima puntata la nostra prima "maratona" dedicata al collezionismo dei vinili: gli oggetti che ogni buon audiofilo ama di più... dopo il suo impianto!

I Vinili che ogni audiofilo deve possedere (secondo noi) – Decima parte

Termina con questa decima puntata la nostra prima “maratona” dedicata al collezionismo dei vinili: gli oggetti che ogni buon audiofilo ama di più… dopo il suo impianto!

… ma rimanete sintonizzati! presto arriveranno altre novità. Non possiamo rivelare ancora tutto, ma con ogni probabilità gli amanti di qualche genere poco convenzionale saranno particolarmente contenti!

46 – The Strokes – is This It?

The Strokes - is This It

Nel panorama stagnante della scena musicale dei primi anni 2000, The Strokes arrivarono e accesero un rogo. Il loro album di debutto mette assieme tutte le energie positive del garage rock degli anni Settanta e Ottanta, che si sentono a proprio agio nella moderna New York City. A causa della copertina dell’album ritenuta troppo audace per il mercato americano, la band mise a punto la versione domestica prima del rilascio (il resto del mondo si è goduto invece la copertina originale). Con tracce come The Modern Age, Hard to Explain e Last Nite, i Casablanca e Co. vennero fuori con un album in grado di mostrare che il rock non era ancora moribondo e che alcuni ragazzi di New York City potevano ancora mettersi insieme, formare una band e fare musica che ancora suonasse umana e, francamente, cazzuta.

47 – Sufjan Stevens – Illinoise

Sufjan Stevens - Illinoise

Il quinto album di Sufjan Steven, Illinois, è il secondo dei suoi album a girare intorno all’Illinois. Contiene persone, luoghi ed eventi di quel luogo, mentre le canzoni non sono esplicitamente incentrate sullo Stato, semplicemente fanno un riferimento allo Stato in un modo o in un altro, a volte direttamente ma più spesso in maniera indiretta.
Non è soltanto musica fantastica: è un esercizio di ascolto intenso per i riferimenti geniali innestati su un album di canzoni incredibili. Questo ascolto profondo e attivo è quello che il formato in vinile aiuta i campioni e con Sufjan, è un esercizio gratificante.

48 – Van Morrison – Moondance

Van Morrison - Moondance

Scritto e registrato dopo un viaggio verso la New York rurale assieme a sua moglie, Mondance è l’album che fece segnare il cantautore irlandese sulla mappa. Miscelando jazz, soul, rock e blues, l’album trasmette una nostalgia che è più semplice da sentire che da raccontare. In maniera molto simile a quello che successe per l’album di Miles Davis Kind of Blue, Van Morrison portò in studio poco più delle linee melodiche di base dei brani, lasciando che l’album venisse alla luce da solo in una maniera più creativa e spontanea.
L’argomento estremamente soggettivo del “suona molto meglio su vinile”, è sostenuto in questo caso da molti fan che descrivono suoni medi e bassi più pieni sul vinile che nella controparte su CD o MP3 del disco.
Indipendentemente da questo, non si può sbagliare nell’aggiungere alla propria collezione un tale classico scritto da uno dei più premiati artisti del secolo.

49 – The War On Drugs – Lost In The Dream

The War On Drugs - Lost In The Dream

Alcuni potrebbero criticare la scelta di mettere un album così giovane in una lista di questo calibro … Critiche o no, ne vale la pena. A partire da attacchi di paranoia e depressione al seguito del loro Slave Ambient Tour, il cantante Adam Granduciel ha tracciato la sua via per uscirne. Il risultato è uno stile più personale ed estremamente nitido che fa da spina dorsale a un album che si sente allo stesso modo a proprio agio in qualsiasi decade degli ultimi 40 anni … in altre parole si tratta di un album senza tempo. Con accenni di Dylan, Springsteen e Dire Straits, Lost in the Dream è un richiamo a quei giorni in cui il termine “rock” era abbastanza forte da stare in piedi da solo. Nessuna pretesa, soltanto vera musica con un’umanità che salta fuori dal vinile.

50 – The White Stripes – Elephant

The White Stripes - Elephant

Se ascoltare musica su vinile è una ribellione contro l’era digitale, allora Elephant, il quarto album in studio dei White Stripes, è la Rivoluzione Francese. Jack e Meg White scelgono intenzionalmente di evitare la moderna tecnologia di registrazione o i computer nel processo di produzione, utilizzando un registratore a otto tracce e apparecchiature vecchie decenni per mettere giù l’album in appena due settimane. Il quinto miglior album del decennio, secondo il Rolling Stone, Elephant contiene la famosissima Seven Nation Army in aggiunta a un una polverizzante cover di Burt Bacharach: I Just Don’t Know What to Do With Myself”. La combinazione di apparecchiatura per la vecchia produzione analogica accoppiata alla caratteristica frammentazione ricca di distorsioni tipica dei White Stripes aiuta a produrre un album rock nato per il piatto del giradischi e un vero must have per ogni vero fan del genere.

51 – Wilco – Yankee Hotel Foxtrot

Wilco - Yankee Hotel Foxtrot

La storia di Yankee Hotel Foxtrot è la classica storia di un artista trionfante su un’etichetta musicale sempre più affamata di denaro e sempre più burocratizzata. Dopo un anno estenuante trascorso in studio, consegnarono l’album alla Reprise Record solo perché poi l’etichetta si rifiutasse di pubblicarlo senza non fossero stati fatti grossi cambiamenti. La band di Chicago non scese a compromessi, fidandosi del proprio istinto artistico più del giudizio dei colletti bianchi della Warner.
Questo mise l’album in una posizione imbarazzante che sarebbe diventata presto pubblica e che alla fine portò i diritti dell’album ad essere trasferiti di nuovo a Wilco, che fu allora libero di portarli altrove.
Pubblicato finalmente nell’Aprile 2002, l’album fu accolto con grandi lodi dai fan e dall’apprezzamento della critica, che lo vide come uno dei più ambiziosi album del gruppo fino a quel momento e uno dei migliori album del decennio.
Quest’album è da avere non soltanto per la sua bellezza e integrità musicale, ma per quello che rappresenta: la convinzione artistica in un’era troppo spesso marchiata da compromesso e apatia.

52 – Wu Tang Clan – Enter The Wu Tang (36 Chambers)

Wu Tang Clan - Enter The Wu Tang (36 Chambers)

Guidati da RZA, l’album di debutto dei Wu – Tang è un grintoso capolavoro lo – fi, un intreccio di testi che rese di nuovo la scena rap della East Coast qualcosa con cui fare i conti.
Mangiavano con quello che Ghostface riusciva a rubare dal negozio di quartiere: questi erano i membri del clan mentre erano ancora giovani e affamati, mentre si promettevano la conquista della terra promessa e credevano che sarebbe stato possibile.
Amare il rap significa avere 36 Chambers nella propria collezione. Amare 36 Chambers significa conoscere un momento nella storia del rap in cui molti dei musicisti non avevano alcuna certezza di fama e ricchezza ma sapevano che sarebbe stato grandioso provarci.

E con questo chiudiamo la serie…

A questo LINK trovate tutti i dieci articoli!

Buona lettura, condividete a palla e a prestissimo!

 

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