Storie di Audiofilia - L'HiFi Wigwam Show - Prima Parte

L'audiofilia dal punto di vista di un giornalista catapultato per caso nel magico mondo dei giradischi volanti e delle casse da 40.000 sterline.
Storie di Audiofilia

Storie di Audiofilia – L’HiFi Wigwam Show – Prima Parte

Quella che state per leggere è la traduzione di un reportage scritto da Alex Petridis, giornalista del magazine Esquire. Pubblicato nel  2015, questo lungo resoconto – che pubblicheremo in due parti –  da un’idea precisa di come appaiono gli audiofili e l’audiofilia agli occhi di chi non è nella setta. Sì, perché, in alcuni punti di questo spassoso reportage, gli audiofili sembrano letteralmente venire da un altro pianeta. Vale la pena di leggerlo, e di farsi un piccolo esame di coscienza. Qualcuno di voi ha costruito un giradischi dotato di due piatti controrotanti?! No? Avete appena trovato il vostro prossimo obiettivo!

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E’ un umido pomeriggio domenicale e io ho appena scoperto un universo alternativo in un hotel appena fuori Melton Mowbray. Almeno ho una guida; nonostante il fatto che il volantino intitolato “2015 HiFi Wigwam Show” potrebbe essere scritto in aramaico biblico e non noterei la differenza.

“Un pre – amp passivo artigianale che alimenta un monoblocco di amplificatori di potenza VR molto inusuale e ottimizzato con delle Tannoy Cheviots”. “Una correzione acustica di sala basata su software e crossover di fase lineari che alimentano sei amplificatori Hypex che forniscono potenza a una cassa artigianale con diffusori a tre vie”.

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Ma se la guida sembra strana, non è niente rispetto a quello che sta davvero succedendo nell’hotel. L’HiFi Wigwam Show – una delle convention più prestigiose per gli audiofili della Gran Bretagna – ha occupato l’intero edificio. In ogni stanza c’è un uomo – è sempre un maschio – con un impianto hi – fi che ha portato da casa. Le persone vanno di stanza in stanza, ascoltando il suono degli impianti. Attaccato al muro dei corridoi ogni tanto si vede un piccolo annuncio scritto nello stesso linguaggio impenetrabile con cui è stato scritto il volantino.

“Cercasi: cavi per casse Valhalla, con capicorda a forcella su ambo i capi” si legge su uno. “Chiamare per favore”.

Potresti pensare di essere uno a cui interessa l’hi-fi, uno che crede che la sua musica preferita meriti di essere ascoltata in una qualità di suono decente, forse hai speso qualche centinaio di sterline per un amplificatore e delle casse, o per un impianto Sonos. Forse hai messo da parte gli auricolari in dotazione con il tuo cellulare per un paio di cuffie Beats, o forse hai rottamato il tuo CD e hai voltato la faccia al download digitale in favore di un ritorno al vinile, certo del fatto che abbia un suono “molto più caldo” ma …

Ma non sei un audiofilo.

Per gli standard degli espositori all’HiFi Wigwam, sei un audiofilo part time, un dilettante, sei giusto uno scalino sopra il cane del logo dell’HMV, il tuo stupido cervello è trafitto dal suono smorzato che proviene dai cilindri fonografici.

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Il cane della HMV sente la voce del proprio padrone venire dal grammofono e dopo pi di cent’anni non ha ancora capito come funziona la questione.

C’è un tipo, in una delle stanze, che ha completamente messo da parte la strumentazione per far venir fuori la musica direttamente da uno di quei pesanti macchinari a bobina che si trovano negli studi di registrazione. Ci sono persone che hanno costruito i propri altoparlanti e lettori CD. Ci sono i modders, uomini il cui impulso immediato dopo aver comprato un amplificatore da 3.000 sterline è di strappar via il retro e rimetterlo assieme con il saldatore, sicuri del fatto che riusciranno a farlo meglio.

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In una stanza fuori dalla lobby dell’hotel ho trovato Steve, un imprenditore edile dell’Essex, che ha dedicato il proprio tempo libero all’assemblaggio dell’impianto hi-fi dall’aspetto più assurdo che io abbia mai visto.

Le casse avevano in cima qualcosa che ricordava in qualche modo il corno di un vecchio grammofono: si chiamano Acapella High Violons e prima di sfondarle devi suonarci musica per 14 giorni di fila. Sono in vendita per 40.000 sterline a coppia (questo fa di esse il modello Acapella per principianti: le casse top di gamma costano circa 350.000 sterline e sembrano essere state costruite mettendo unendo due tube a una mensoliera della metà degli anni Ottanta, col risultato che possono essere usate soltanto in stanze da 12 metri quadri.

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40.000 Sterline a coppia, chi vuole ordinarne dodici?

Il suo giradischi ha due piatti, uno sull’altro. Quello sottostante gira nel senso opposto a quello superiore: apparentemente è costruito sullo stesso principio ingegneristico con cui sono progettate le pale controrotanti di un elicottero. Ce ne sono solo due nel Regno Unito, probabilmente perché il prezzo di vendita consigliato è 30.000 Sterline. E’ posizionato su qualcosa che ricorda da vicino un tavolo da lavoro della Black & Decker.

Qualcuno ha passato a Steve un album e lui l’ha messo su: è apparso evidente che, per quanto il suo impianto sembri assurdo, non c’è niente che possa competere con le sue performance.

La vecchia storia in merito al fatto che con i grandi impianti hi – fi si ha l’impressione che la band stia suonando nella stanza non è davvero esatta. Il suono non è quello della musica live: è meglio. Più chiaro, più puro. La cosa più strana in assoluto è che la musica non sembra venir fuori dalle casse: sembra venir fuori da uno spazio esattamente di fronte a te. Sembra in 3D: puoi girarci in torno, puoi allungare la mano e toccarla. E’ stupefacente.

E questo è il quid dell’ audiofilia. Se sei il tipo puoi prendere in giro la loro fissazione; se questo è quel che vuoi, qui è pieno di persone che vengono direttamente dal pianeta dei geek, compreso un uomo con una maglietta che dice “C’è un nome per gli uomini senza barba: donne”.

Puoi guardar storto le cose che li fanno irritare – se vuoi cominciare una discussione di massa sui miglioramenti dell’hi – fi di fascia alta, se vuoi trasformare l’amichevole atmosfera gusto birra dell’HiFi Wigwam Show in una furia omicida, mettili a discutere sul motivo per cui i cavi utilizzati per connettere i componenti dell’impianto hi-fi producono una differenza nel suono. Puoi chiederti ad alta voce perché alcuni di loro non sono interessati più alle onde sonore, alle supercasse al plasma e alle scocche luccicanti, prodotte in Giappone o in Germania, piuttosto che alla musica.

E puoi star lì a bocca aperta e le dita che tamburellano la tempia quando scopri quanto pagano per un lettore CD o per una coppia di casse: anche se ti diranno che un buon suono non deriva da quanto spendi ma da quanto attentamente metti insieme i componenti, sembra che non incontrerai mai un audiofilo che non abbia dilapidato migliaia di sterline sulla propria ossessione.

Ma se hai un paio d’orecchie funzionante e un po’ d’amore per la musica, non puoi evitare di sbalordirti al suono che può produrre il loro impianto.

Io ascolto questa musica assurdamente tangibile e guardo Steve. Non sono in grado di decidere se è una sorta di genio epicureo, che si dedica a qualcosa di davvero nobile – presentare la grande arte nel miglior modo possibile – o un pazzo completo.

Quale che sia la risposta, al business della musica piacerebbe che tutti fossimo almeno un po’ più come lui. La qualità del suono è un tema caldo.

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Come si concluderà l’avventura di Petridis? Prestissimo la parte 2 del reportage

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