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Storie di audiofilia - Ascoltare senza misurare?

Specifiche e caratteristiche dicono molto, ma non possono dire tutto. Perché l'audiofilia è anche e soprattutto esperienza e soggettività. Ce lo spiega Herb Reichert in un editoriale su AudioStream.

Storie di audiofilia – Ascoltare senza misurare?

Specifiche e caratteristiche dicono molto, ma non possono dire tutto. Perché l’audiofilia è anche e soprattutto esperienza e soggettività. Ce lo spiega Herb Reichert in un editoriale su AudioStream.

Misure, specifiche e caratteristiche sono un aspetto molto importante dell’audiofilia ma la nostra passione non può, e non deve, ridursi solo a questo. Come ci spiega Herb Reichert purtroppo invece, esiste ancora una corrente di oggettivisti che sostiene che tutto debba essere spiegato con misurazioni, e solo con misurazioni.

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Misure audio, c’è qualcosa di sbagliato?

Assolutamente no, posto che non diventino il fine ultimo lo spiega perfettamente l’articolo originale con un esempio metereologico molto calzante, spiegando la differenza fra definizione Quantitativa, dichiarativa qualitativa. Per amore di brevità lo riportiamo per sommi capi.

Un metereologo, in qualità di scienziato, può dirci in modo quantitativo che sta per arrivare un uragano di livello 5, con venti da 300 km/h e precipitazioni previste di 1000 mm di pioggia. Lui parla in modo quantitativo.

Chi presenta le previsioni del tempo trasforma questi dati in informazioni utili per il pubblico, spiegando che sta per arrivare un uragano, quanto potrebbe durare e così via. Questa persona parla in modo dichiarativo, in pratica elaborando i dati in una forma più fruibile.

Poi, c’è chi è sopravvissuto all’uragano e attende soccorsi sul tetto di casa stringendo il gatto fradicio. Una volta tratto in salvo, potrà raccontare la sua esperienza sull’uragano, parlando in modo qualitativo di quello che ha provato.

La posizione di Herb  Reichert è chiara e condivisibile: gli autodefiniti Oggettivisti sono quelli che hanno visto le previsioni e i servizi in TV e, quando incontrano un sopravvissuto gli dicono “Non era un uragano, era una tempesta tropicale“. Insomma, dati e informazioni quantitative sono una parte (importante) del tutto, ma non possono sostituire l’esperienza nel suo insieme. Sarebbe, ci permettiamo un esempio anche noi, come sperare di vivere l’emozione della partita finale di coppa guardando solo le statistiche di gioco.

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L’audiofilia ha a che vedere con l’esperienza

Se le caratteristiche ci possono aiutare a capire, per esempio, la qualità dei componenti di un impianto, è anche vero che limitarsi alla scheda tecnica è controproducente. Prima di tutto perché è oggettivo che esistano differenze considerevoli anche su componenti che sulla carta sono identici. Addirittura, due esemplari dello stesso modello possono avere minime differenze. Poi perché, anche volendoci limitare all’aspetto meramente anatomico, ciascuno di noi presenta differenze che possono modificare la nostra percezione di un impianto.

Certo, dati come la risposta in frequenza o la potenza di uscita sono oggettivi. Ma come il nostro orecchio risponda a diverse sollecitazioni è un dato soggettivo, anche se ugualmente scientifico e quantificabile.

Il punto fondamentale, oggetto di numerose discussioni anche sulla diverse community italiane, è proprio questo: anche volendo ammettere che esista un sistema univoco e perfetto per misurare con precisione assoluta la qualità di un impianto, nemmeno gli oggettivisti dimostrano di conoscerlo, o quantomeno di essere d’accordo fra di loro.

Poi, c’è la questione del tipo di suono che si vuole riprodurre. E anche qui, l’esempio dell’autore è perfetto. Perché un conto è misurare quale componente riproduce meglio un campione da laboratorio audio pensato per mettere in luce una particolare dinamica o particolari difetti. Un conto è provare come ci restituisce, citiamo testualmente, un tizio sotto eroina che geme in un sassofono.

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L’oggettivismo in audiofilia è il peggiore pregiudizio?

Sempre secondo l’autore, l’ossessione per specifiche e caratteristiche è addirittura il peggior modo per condizionare il nostro ascolto. Perché, ammettiamolo: dietro il paravento dell’oggettività, ciascuno di noi ha le proprie preferenze preconcette. Al di là dei marchi, per cui spesso si sente parlare di ascolti alla cieca, spesso si hanno preconcetti anche per specifiche soluzioni tecnologiche: classi di amplificatori, collegamenti, materiali.

E conoscerli prima di avere ascoltato un impianto o un componente, ci impedisce di vivere l’esperienza al meglio, senza pregiudizi.

Insomma il consiglio è, la prossima volta che ci avviciniamo a una novità, prima ascoltiamo. Poi, prendiamo in mano la scheda tecnica e iniziamo le solite misurazioni.

 

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