Prova Amplificatore Integrato Fezz Audio Alfa Lupi (3/3) - Nonsoloaudiofili

Una gamma alta che è seta per le orecchie, sempre ariosa, finissima e dalla grana impalpabile. L'amplificatore Alfa Lupi difficilmente sbaglia un colpo.

Prova Amplificatore Integrato Fezz Audio Alfa Lupi (3/3) – Nonsoloaudiofili

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Ears modificato

 

L’ASCOLTO
DIECI PICCOLI MERAVIGLIOSI WATT

L’IMPIANTO

PC Lenovo G50 con software JRiver Media Center
DAC/Scheda Audio E-MU Creative Professional Pre Tracker USB 2.0
CD Player Rotel RCD 1070
Diffusori Canton LE 109 – Aliante Caterham Seven Exclusive – Openitem Cocaine S-40 Improved – Klipsch R-26F
Cablaggio: Kimber – Supra – Labirinti Acustici

Gli eventuali commenti sulla potenza erogata da quest’integrato sono prevedibili con esattezza in base alla filosofia di chi li fa. Chi reputa che anche in un comune ambiente domestico siano necessarie valanghe di Watt, tratterà l’ Alfa Lupi con sufficienza se non con irrisione. Sorvolerà ovviamente sulle sue doti soniche, ritenendole probabilmente un parametro di secondo piano, ed effettivamente lo è se nelle desiderata c’è quella di produrre pressioni da concerto Heavy Metal, oppure dei bassi che colpiscono allo stomaco. L’audiofilo più possibilista (e anche più maturo) esprimerà invece una diversa valutazione, curando innanzitutto con attenzione l’abbinamento con i diffusori. È bene dire subito che nel nostro caso un sistema da almeno 90 dB di sensibilità sarà perfetto per sonorizzare adeguatamente il nostro salotto. Ma anche questa è una regola non stringente, dalla quale è possibile derogare in base non solo alla musica che ascoltiamo, ma anche alle nostre abitudini e pure al livello di sopportazione dei nostri vicini. Oltre ai diffusori che possiedo, non dei campioni di alta sensibilità, grazie alla gentilezza di un disponibile amico ho avuto in casa per il tempo della prova d’ascolto una coppia di diffusori molto sensibili, i Klipsch R-26F, accreditati di ben 97 dB/2,83 V/ 1 m, con il quale i “miseri” 10 Watt del Fezz sono risultati anche troppi. L’ho usato soprattutto per ascoltare i generi più movimentati ed energetici, ottenendo risultati sorprendenti: l’integratino ha sfoderato una grinta, un suono teso e potente come una corda di violino, mai dinamicamente seduto e avaro di decibel.

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Nella vita, si sa, tutto è relativo. Una prima considerazione scaturisce proprio dall’ascolto dell’album compilation Heavy Metal Kings, oltremodo elettrizzante. Runnin’ Whit the Devil dei Van Halen è colmo di grinta, pulito e articolato il basso, con una rappresentazione che è agli antipodi di quelle che vengono paradigmaticamente definite come le mollezze dei valvolari, riconoscibili in una gamma medio bassa un po’ gonfia e non esattamente sotto controllo. O ancora dispensatori di quel suono mieloso, lento, che in questo caso farebbe più male che bene per la riproduzione di un genere che è energia pura. Ma con l’Alfa Lupi nulla di tutto ciò avviene. Il suono è dinamico e insieme molto naturale, scattanti i transienti; è qualche amplificatore a stato solido che, magari, farebbe brutta figura nel raffronto con il Fezz su questi parametri (e non solo). Mi godo un trittico che negli ultimi tempi mi ha molto affascinato, Liberetto I-II-III di Lars Danielsson, dove ritrovo atmosfere rilassanti e musicalmente molto più appaganti delle precedenti, almeno per me. Qui prevale una rappresentazione dalla superba trasparenza, dalla genuinità disarmante, che si traduce in un affrancamento da ogni tipo di vincolo. Una tale cifra sonica non è raggiunta con alcun “effetto speciale”, anzi è il risultato della sottrazione di ogni elemento che in qualche modo potrebbe contaminare una corretta riproduzione. Qualcuno ha detto che la verità è semplice e in questo senso l’Alfa Lupi dimostra una dote davvero inestimabile: suonare la musica nel modo più snello, asciutto ma soprattutto più completo possibile. Nella sua filosofia, la ricchezza si raggiunge non aggiungendo nulla a quanto presente nella registrazione ma consentendo ai dettagli più fini di emergere liberi.

Le sfumature e i colori sono importanti perché rappresentano l’essenza stessa della musica. A volte nelle recensioni c’è la tendenza a settorializzare le nostre percezioni, dicendo che la gamma bassa è in un certo modo, la media in un altro e la alta in un altro ancora. È un vezzo che potrebbe ingenerare l’impressione di smembramento anatomico di un qualcosa che va considerato nella sua interezza. Fremo nel pensare cosa potrebbe venir fuori con il pianoforte, non resisto oltre e l’ascolto dalle mani di un interprete di altissimo livello, Francesco Libetta, impareggiabile virtuoso che il grande documentarista Bruno Monsaingeon ha voluto immortalare nella registrazione del suo recital a La Roque d’Anthéron. Emblematico era il titolo di questo film musicale del 2003: “Francesco Libetta, il pianoforte dell’impossibile”. Lo sento nella doppia veste di accompagnatore del rapper Mad Dopa e nelle sublimi ricercatezze coloristiche di “Giovanni Sgambati – Complete Piano Works”, etichetta Tactus, dove suona con il bravo collega napoletano Francesco Caramiello. Percepisco un pianoforte dalla limpidezza assoluta, come massimo è il rispetto che il Fezz dimostra per il timbro di questo strumento, un vero “must” dove parecchie altre amplificazioni che ho conosciuto tendono ad accusare degli scompensi, talvolta delle opacità, che tolgono respiro alla riproduzione. Ma l’ Alfa Lupi non ha mai il fiato corto, mostrando in ogni occasione un insospettabile “swing” dinamico e una grande coerenza timbrica, nell’ambito dei suoi dieci, meravigliosi Watt.

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Con umiltà, non invade il campo con interpretazioni personali ma si limita semplicemente a porgere un segnale musicale che si riconosce della massima purezza, questo è quanto emerge pure nell’album Buxtehude – Complete Organ Music – Organista Simone Stella. È una musica che eleva verso altezze estreme, una sorta di “climbing” spirituale che porta a vedere ogni cosa dall’alto e insieme dall’interno. Il nostro integrato si fa latore di emozioni agevolate dall’assoluta mancanza di artificiosità nella riproduzione, come se si fosse squarciato quel velo che ci separa dall’essenza più intima dello strumento, che così può risaltare con la sua vera individualità. Dieci Watt che sembrano essere sufficienti anche per le mie Canton LE 109 (87 dB/2,83 V/1 m), che con lui riescono a esprimersi a volumi che vanno oltre il condominiale, frangente diverso con i bookshelf, che costringono a pronunciate rotazioni della manopola del volume. Se ci si accontenta di volumi non elevati, può andar bene anche con loro, ma siamo al limite poiché in programmi dalla gamma dinamica elevata si può facilmente incorrere in indesiderabili fenomeni di saturazione nei picchi. È avvenuto ascoltando il CD “Brahms – Lieder & Liebeslieder Waltzes”, una bella registrazione fatta al Festival di Verbier dove le impennate vocali dei cantanti mettevano alla corda l’ampli. A un certo punto ha espresso la sua disapprovazione perdendo lucidità e iniziando a comprimere e impastare. Ma è una situazione limite, che vi descrivo giusto per rimarcare con quali sistemi è preferibile non abbinare il Fezz. Lo stesso album, ascoltato con le Klipsch R-26F, suonava alla grande, svincolato da qualsiasi limitazione, con la manopola del volume che non è mai andata oltre la metà corsa.

13

Due parole meritano il comportamento delle basse frequenze, veloci e chiare anche se non mi hanno dato l’impressione di una grande profondità ed estensione. Questo dato è però emerso solo in occasioni isolate, come il citato disco organistico e qualche CD “cattivo” come “Crash Test”, del genere Hip-hop/Rap, pieno di effetti speciali, oppure in “Aion” dei Dead Can Dance. Un album che per qualche tempo ha furoreggiato in sedute d’ascolto del tipo riunioni segrete del Ku Klux Klan, per’altro molto ben inciso e con dei bassi da far letteralmente sobbalzare dalla poltrona, come nel bellissimo Saltarello. Passo al barocco con l’ottimo ensemble strumentale “Il Rossignolo” (ho conosciuto e intervistato il maestro Ottaviano Tenerani, direttore e clavicembalista del gruppo, in occasione dell’ultima edizione dell’Amiata Piano Festival). Il CD è “Telemann – Virtuoso” e va letteralmente a nozze con Alfa Lupi. Il palcoscenico tridimensionale è largo e abbastanza profondo, si coglie agevolmente la separazione spaziale degli strumenti, insieme alla loro collocazione nello spazio. Una scena che per’altro si manifesta molto stabile nella godibilissima “Rossini-Respighi – La Boutique Fantasque”, interpretata dall’Orchestra Sinfonica del Teatro Massimo di Palermo diretta da Marzio Conti. Vivace, spumeggiante e molto divertente, è un’opera che consiglio a tutti di ascoltare. Molto bello il mediobasso della voce di Fabrizio De Andrè nell’album “In Direzione Ostinata e Contraria Vol. 2”, rimane ben intellegibile senza andare mai a disturbare la regione media e alta.

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Una gamma alta che è pura seta per le nostre orecchie, sempre ariosa, finissima e dalla grana impalpabile. Come turgido appare il violoncello di Misha Maisky in “Adagietto”, ricco di armonici e vestito di una splendida musicalità, la quale si fa ammirare proprio in virtù dell’estremo garbo, grazia e naturalezza con cui questo piccolo integrato è in grado di trattare la materia musicale. Il Fezz Audio Alfa Lupi difficilmente sbaglia un colpo, mai accusa una svista ma va dritto al cuore della personalità di ogni strumento e voce. Un valvolare davvero poco “valvolare”, un toccasana in tempi così freneticamente tecnologici che riporta i canoni dell’ascolto sul confortante binario dell’onestà e genuinità.

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