I cinquanta album metal migliori della storia: prima parte

Riassumere la storia dell’heavy metal attraverso 50 dei suoi album migliori è, senza bisogno di dirlo, un’impresa scoraggiante...

I cinquanta album metal migliori della storia:

Visto il successo della nostra iniziativa sui cinquanta migliori vinili da possedere, rilanciamo con una nuova lista con una delle nicchie più affascinanti e attive della storia della musica: il Metal.

Riassumere la storia dell’heavy metal attraverso 50 dei suoi album migliori è, senza bisogno di dirlo, un’impresa scoraggiante. Dopotutto, se consideriamo l’arrivo dei Black Sabbath nel 1970 come l’anno zero del genere metal, secondo un approccio matematico si dovrebbe semplicemente scegliere un album per ogni anno.
Il punto è che la matematica non è di nessun aiuto nel momento in cui si decide di compilare un elenco dibattendo a lungo e rabbiosamente su ogni posto in classifica.
Nella lista che segue troveranno posto alcuni nomi piuttosto scontati come Metallica, Black Sabbath, Iron Maiden e Slayer, alcuni che ci si aspettava di trovare come Megadeth, Judas Priest, Motorhead e Pantera, e – si spera – qualche sorpresa. L’obiettivo è di rappresentare gli album che contengono la migliore musica metal e mostrare la grandissima influenza che hanno esercitato all’interno di un genere che è rimasto vitale per oltre 40 anni senza dare segni di cedimento.

***Aggiornamento***: abbiamo pensato di aggiornare questa lista nelle prossime settimane aggiungendo, un po’ per volta, controllate in fondo per le novità!

50 – Accept – Balls to the Wall (Portrait Records, 1983)

Accept, 'Balls to the Wall

Gli Accept, provocatori dell’heavy metal tedesco, misero letteralmente le “Balls on the wall” per questo quinto album in studio che segnò una vera e propria svolta e che generò molto più delle sue title track dal titolo ridicolmente altisonante che sono rimaste tra i preferiti di sempre, come “London Leatherboys”, “Head Over Heels” e la ruggente “Love Child” – tutte attraversate dalle inimitabili grida di Udo Dirkshneider.

49 – Mayhem – De Mysteriis Dom Sathanas (Deathlike Silence, 1994)

Mayhem - De Mysteriis Dom Sathanas

L’archetipo dell’album death metal norvegese, De Mysteriis Dom Sathanas, non fu nemmeno pubblicato fino a che due delle figure chiave alle spalle di esso – il fondatore degli Inner Circle e chitarrista Euronymous e il cantante del primo periodo Dead – fossero entrambe sottoterra (il primo ucciso dal famigerato Conte Grishnackh; il secondo morto suicida e rimpiazzato da Attila Csihar). Eppure questo scenario morboso ironicamente ha solo migliorato l’andamento ossessionante dell’album.

48. Slipknot – Slipknot (Roadrunner Records, 1999)

Slipknot - slipknot

Dicono che una buona trovata ti porterà avanti soltanto fino a un certo punto, ma è ovvio che quelli che lo dicono non si siano mai trovati faccia a faccia con il mostro a nove teste chiamato Slipknot. Quando i fan riescono a guardare oltre le maschere si trovano davanti una band emersa durante gli anni in cui il nu – metal era all’apice, con un potente album di debutto.
La band dell’Iowa ha continuato a pubblicare album che hanno avuto un successo maggiore, ma l’album del 1999 che portava il loro stesso nome catturò lo spirito degli Slipknot nel momento più feroce.

47. Cannibal Corpse – Tomb of Mutilated (Metal Blade Records, 1992)

Cannibal Corpse - Tomb of Mutilated

Band vessillo del death metal, i Cannibal Corpse gettarono il guanto di sfida della depravazione rigurgitante di violenza con l’album del 1992 Tomb of Mutilated, che generò una controversia senza fine. Offesero milioni di persone in tutto il mondo e si assicurarono in un colpo solo la lealtà di migliaia di ragazzi che non chiedevano di meglio che rompere i coglioni ai propri genitori. Probabilmente da allora i Cannibal Corpse hanno fornito ai propri fan molte armi per combattere la propria battaglia, ma probabilmente mai tanto efficienti quanto quest’album che divenne una vera e propria pietra miliare del genere.

46 – Darkthrone – A Blaze in the Northen Sky (Peaceville Records, 1992)

Darkthrone - A Blaze in the Northen Sky

L’album di debutto dei Darkthrone è fatto di puro death metal e il loro secondo lavoro si stava sviluppando nella stessa direzione fino a che un cambio di sensibilità, generato dalla nascita degli Inner Circle (notissima band norvegese black metal), trasformò A Blaze in the Northen Sky in un vero spartiacque del movimento. Praticamente durante la notte questi cadaveri dipinti e buoni a nulla stavano registrando ad alta fedeltà rifiutando incantesimi infernali e cambiando per sempre il futuro del metal.

45 – Iron Maiden – Iron Maiden (EMI Records, 1980)

iron maiden - iron maiden

L’album di debutto degli Iron Maiden battezzato con lo stesso nome della band portò la New Wave dell’Heavy Metal britannico in tutto il mondo nel 1980, e in quella stessa occasione diede inizio a una delle più riconosciute carriere nel metal. Nonostante certe grandiose ambizioni cantautoriali del bassista Steve Harris furono leggermente compromesse da una produzione poco brillante, i fan furono perfettamente soddisfatti dalla crudezza punk di quelli che sarebbero diventati di lì a poco dei classici: Running Free, Prowler e Iron Maiden.

44 – Morbid Angel – Altars of Madness (Combat Records, 1989)

Morbid Angel - Altars of Madness

Il Death Metal raggiunse nuove vette di complessità compositiva, intenzioni blasfeme e di pura, sfrenata brutalità nel determinante album di debutto dei Morbid Angel. Mentre altre band death metal orientate al satanismo lasciavano che il loro modo di porsi al pubblico sopraffacesse la percezione della musica vera e propria, i Morbid Angel lasciassero che a parlare fosse il loro muro di suono, segnando con questa pubblicazione il principio di una carriera leggendaria.

43 – Helloween – Keeper of The Seven Keys, Part 1 (Noise Records, 1987)

Helloween - Keeper of The Seven Keys Part 1

Il preciso progetto di quello che a lungo avremmo conosciuto con il nome di power metal fu completamente cristallizzato in questo disco degli Helloween (e non tentate nemmeno di dire che c’era una parte II), che spazzò davvero via tutta la deriva punkeggiante del trash metal, conservando la sua velocità dilagante e le sue linee vocali simili a sirene da incursione aeree innestate su generose armonie melodiche eseguite alla chitarra. In altre parole: gli Iron Maiden sotto steroidi, e questo è quello che è stato fin da allora.

42 – Neurosis – Times of Grance (Relapse Records, 1999)

Neurosis - Times of Grance

Una pubblicazione centrale nell’ascesa della corrente post metal del nuovo millennio, con collaborazioni con band come Isis, Pelican e Mouth of the Architect, Times of Grace era, sorprendentemente, già il sesto album completo dei Neurosis… prova incontrovertibile della colossale importanza del gruppo post hardocore di Oakland nell’ispirare questo genere con le loro suggestive epopee.

41 – King Diamond – Abigail (Roadrunner Records, 1987)

King Diamond - Abigail

Nessuna meglio di Kim Bendix Petersen – conosciuto come King Diamond – racconta meglio storie di fantasmi, e con l’album del 1987 Abigail l’ex frontman dei Mercyful Fate consegnò al mondo il suo capolavoro solista.
Con Michael Denner – compagno di lungo corso nei Fate – e con il sangue fresco (non è un gioco di parole!) portato da Andy La Rocque, il Re trovò il perfetto team di chitarre gemelle che diede al suo talento da narratore gotico la possibilità di prendere il volo su ali metalliche.

40 – Bathory – Bathory (Black Mark, 1984)

Bathory - Bathory

Gli svedesi Bathory furono tra i primi gruppi a trovare un lato positivo nelle invenzioni black metal spolverate di carbone di Venom’s, quindi tentarono di superarle con nuove idee. Nel tempo, questo debutto del 1984 si è dimostrato quasi altrettanto influente, specialmente per quegli artisti black metal scandinavi che presero nota dell’operazione indipendente portata avanti da un uomo solo per mano del misterioso (e purtroppo oggi tristemente scomparso) Quorthon.

39 – Korn – Korn (Epic Records, 1994)

Korn - Korn

L’album di debutto fu intitolato con lo stesso nome della band, e non fu soltanto l’iniziatore del sottogenere passato alla storia come nu – metal, ma precedette di diversi anni la sua promozione a genere mainstream (il che da la misura della precoce lungimiranza della band di Bakersfield – California). E mentre l’album è stato tanto disprezzato quanto applaudito, per le scatenate centinaia di band clone dei Korn, non c’è da discutere sul fatto che si trattò di un album che fece la storia.

38 – Mercyful Fate – Don’t Break the Oath (Roadrunner Records, 1984)

mercyful fate - dont break the oath

Riferimento imprescindibile per l’occult metal, “Don’t break the Oath” realizzò la perfetta sintesi dell’istrionica vocalità di King Diamond e gli inconfondibili riff di Hank Shermann. Nonostante il fatto che probabilmente non sia un album tanto coerentemente cattivo quanto il primo album dei Mercyful Fate, “Melissa”, “Oath” presentò picchi più sorprendenti, come “Nightmare”, “Desecration of Souls” e le due incomparabili pietre miliari “A Dangerous Meeting” e “Come to the Sabbath”.

37 – Emperor – Anthems to the Welkin at Dusk (Candlelight Records, 1997)

Emperor - Anthems to the Welkin at Dusk

“Gli Emperor fanno esclusivamente sofisticata arte Black Metal”, leggere i testi nel CD per l’album del 1997 “Anthems to the Welkin at Dusk”, un monumento nella storia dell’heavy metal densamente orchestrato e ispirato alla musica sinfonica, che fosse “black” o no. Quest’album non rappresentò soltanto un allontanamento davvero coraggioso da un movimento musicale conosciuto principalmente per la sua estetica intenzionalmente lo – fi, ma probabilmente deve essere ancora migliorato.

36 – Metallica – The Black Album (Elektra Records, 1991)

Metallica - The Black Album

Il radicale raffinamento del sound dei metallica – dall’intricato trash fino al metal che riuscì ad accattivarsi le masse – di anno in anno sembra diventare il maggiore pomo della discordia per il loro fan base, ma “The Black Album” continua a vendere, a vendere e a vendere, e attualmente figura tra i più grandi album della storia. Come potrebbe essere il contrario con brani senza tempo come “Enter Sandman”, “Sad but True” e altri?

35 – Iron Maiden – Powerslave (EMI Records, 1984)

Iron Maiden - Powerslave

uno degli album più popolari degli Iron Maiden, “Powerslave” offre il più completo catalogo delle potenzialità creative della band. “Aces High” è un modello di economia galoppante, “Rime of the Ancient Mariner” è l’esempio definitivo dell’interesse progressive della band, la title track è un altro classico headbanger e “2 Minutes to Midnight”  un perfetto bilanciamento di complessità e immediatezza che solo gli Iron Maiden avrebbero saputo come ottenere.

34 – Death – Human (Relativity Records, 1991)

Death - human
Chuck Shuldiner fu l’architetto principale del death metal, e nella sua band, i Death, l’artista originario della Florida trovò il foglio perfetto su cui tracciare i piani per il futuro balzo evolutivo di quello stile musicale, rendendoli noti ovviamente attraverso grandi cerchi di cera nera o, più tardi su piccoli dischi argentati. Con questo c’è da dire che virtualmente ogni album dei Death ha contenuto svolte creative di prim’ordine ma certamente mai più graundi di quella espressa nel capolavoro del 1991, Human.

33 – Megadeth – Rust in Peace (Capitol Records, 1990)

Megadeth-Rust-In-Peace
Forse lo stato dell’arte per quanto riguarda il trash metal, realizzato nel momento in cui la popolarità del trash metal era all’apice, Rust in Peace mise ordine nella caotica carriera dei Megadeth, notoriamente caotica, con un tour de force tecnico davvero differente dagli incendiari, eccitanti ma spesso inconsistenti sforzi compiuti dalla band fino a quel momento.
Nel maniacalmente perparato e talentuoso Marty Friedman, Dave Mustaine trovò il proprio perfetto completamento con una chitarra gemella, e la performance che ne risultò fu pura magia.

32 – Metallica – Kill ‘Em All (Megaforce Records, 1983)

metallica-kill-em-all
Sicuramente uno degli album più influenti degli anni Ottanta, Kill ‘Em All trascinò il trash metal fuori del commercio underground di nastri privi di firma e aprì la strada per l’ascesa dell’intero movimento, che avrebbe dominato la fine del decennio. Che altro dire? Nonostante il fatto che i Metallica avrebbero continuamente migliorato rispetto a questo lavoro negli anni successivi, canzoni senza tempo come Whiplash, Seek & Destroy e The Four Horsemen contenevano tutte gli ingredienti che sarebbero stati raffinati negli album successivi.

31 – Judas Priest – British Steel (CBS Records, 1980)

Judas Priest - British Steel
Nonostante il fatto che abbia condotto i Judas Priest più vicino all’hard rock rispetto a qualsiasi altro momento della loro leggendaria carriera, l’album British Steel è inequivocabilmente nient’altro che un classico dell’heavy metal. Tenendo conto della nascente New Wave nel Heavy Metal Britannico, i Priest semplificarono il lodo sforzo compositivo intorno pezzi senza tempo e placcati di acciaio come Breaking the Law, Living After Midnight e, più indicativo di altri, Metal Gods.

30 – At the Gates – Slaughter of the Soul (Earache records, 1995)

Slaughter of the Soul
La storia di Slaughter of the Soul ha due atti distinti. Il primo vide il disco riconosciuto dai fan dell’uderground metal, principalmente al di fuori dell’America, come una delle incisioni definitive, essenziali dell’originale boom del Death Metal svedese. Il secondo atto lo vide salutato come un riferimento di primo piano dai musicisti metalcore americani, che parteciparono delle sue sensibilità melodiche per vendere migliaia di album come parte della cosiddetta New Wave dell’Heavy Metal Americano.

29 – Anthrax – Among the Living (Island Record, 1987)

Anthrax - Among the Living
Gli Anthrax misero a forza il proprio nome nel club esclusivo conosciuto come “i quattro grandi del trash” con l’album della svolta Among The Living che si aggiudicò il disco di platino. Fu un invito denso, cerebrale, e violento in maniera ristoratrice al mosh pit da parte dei migliori di New York, che cercarono ispirazione nel loro autore horror preferito: Stephen King (per il taglio del titolo e altri dettagli), dai personaggi dei cartoni animati (Judge Dredd per I Am the Law) e l’idiozia della società nella sua interezza (N.F.L.).

28 – Celtic Frost – To Mega Therion (Noise Records, 1985)

Celtic Frost - To Mega Therion
In qualità di voci pionieristiche dell’extreme metal, con ogni album ii Celtic Frost hanno dettato le tendenze musicali anni e anni prima della loro concreta affermazione, e lo stupefacente Mega Therion del 1985 non è, ovviamente, un’eccezione. Introdussero influenze classiche negli assalti black/death metal del gruppo e completarono il tutto con il packaging disegnato da Hans Ruedi Giger che fornì al disco un potenziale scioccante in più grazie a una copertina indimenticabilmente profana.

27 – Entombed – Wolverine Blues (Earache Records, 1993)

Entombed - Wolverine Blues
Wolverine Blues strappò il death metal dalla sua ossessione autodistruttiva per “la complessità per il gusto della complessità”, semplificando gli arrangiamenti dei brani per rimettere di nuovo l’enfasi sulle grandi canzoni. In questo modo l’epocale terzo album degli Entombed segnò lo standard massimo per il cosiddetto “rot & roll”, senza perdere nulla della ferocia del quintetto svedese, tra l’altro pubblicando brani eccelsi.

26 – Exodus – Bonded by Blood (Combat Records, 1985)

Exodus - Bonded by Blood
Sfortunatamente ritardato da problemi legati alla produzione, Bonded by Blood costrinse gli Exodus – i veri re del trash nella Bay Area – a giocare eternamente a rimpiattino con le barriere di platino che i 4 Grandi avevano costruito intorno al genere metal, ma naturalmente i perspicaci fan del metal sapevano dove trovare l’LP, e lo riconobbero giustamente come una delle pietre miliari del trash, resa potente da standard del mosh pit come Metal Command, A Lesson in Violence e la stessa Bonded to Blood.

25 – Dream Theater – Images and Words (Atco Records, 1992)

Dream Theater - Images and Words
I Dream Theater superarono un album di debutto che fu largamente sottovalutato con un secondo LP in Images and Words che rimane una pietra miliare della loro lunga carriera e del movimento progressive metal in generale, grazie alla rara confluenza di qualità, composizione di brani accessibili e un’imbattibile virtuosità. Nemmeno una durata di otto minuti ha potuto impedire a Pull Me Under di diventare una hit.

24 – Queensryche – Operation: Mindcrime (EMI Record, 1988)

Queensryche - Operation: Mindcrime
Ragionevolmente il più grande concept album nella storia dell’Heavy Metal. Operation Mindcrime catapultò finalmente i Queensryche verso la fama dopo anni di incredibili ma insoddisfatte promesse commerciali. L’album inoltre ridefinì l’antica unione tra musica e testi, grazie a un’affascinante storia di intrigo distopico seguito da inni metal innegabilmente accattivanti.

23 – Black Sabbath – Heaven and Hell (Warner Bros, 1980)

Black Sabbath - Heaven and Hell
I Black Sabbath dimostrarono che innumerevoli sapientoni e perfino molti dei loro fan si sbagliavano quando riemersero dopo aver dato alla luce nei tardi anni Settanta una serie di lavori privi di spessore: Heaven and Hell è uno dei capolavori della loro carriera. Catalizzati dai molti talenti del nuovo cantante Ronni James Dio, brani come Chiltdren of the Sea, Die Young e la maestosa track che da il titolo all’album, rimasero fedeli alla tradizione modernizzando il proprio sound in vista della nuova decade.

22 – Slayer – Seasons in the Abyss (Def American, 1990)

Slayer - Seasons in the Abyss
Ognuno dei primi cinque album degli Slayers fu assolutamente un punto di partenza e a suo modo una rivoluzione, ma il fatto che la band preferita da Satana potesse ancora shockare e mettere soggezione in maniera così impressionante, quasi un decennio dopo l’esordio, aiuta ad elevare Seasons in the Abyss a un solo passo dall’incomparabile Reign of Blood del 1986, e mette War Ensamble tra le più grandi canzoni della band.

21 – Sepultura – Beneath the Remains (Roadrunner Records, 1989)

Sepultura - Beneath the Remains
Nessuna band fece di più per promuovere l’espansione mondiale dell’heavy metal al di fuori del vecchio asse USA/UK/Europa più dei brasiliani Sepultura, e Beneath the Remains del 1989 fu l’album che fece segnare l’heavy metal sud americano sulla mappa. Un brillante amalgama di trash e death metal, il terzo LP del gruppo letteralmente prese d’assalto il mondo del metal e superò la prova del tempo rispetto a molte altre buone pubblicazioni, come il disco che portava il nome stesso dei Sepultura.

L’articolo originale a cui ci siamo ispirati è apparso qualche tempo fa sulle pagine di Loudwire

Leave a Reply