Audiofilia e Bluetooth: amore impossibile?

Sapete chi fu Harald Blatand I di Danimarca? Politico accorto, diplomatico, guerriero e soprattutto il più lungimirante tra i Re del suo tempo, riuscì per primo ad unificare il frammentato regno di Danimarca sotto una sola bandiera.

Audiofilia e Bluetooth: amore impossibile?

Sapete chi fu Harald Blatand I di Danimarca?

Politico accorto, diplomatico, guerriero e soprattutto il più lungimirante tra i Re del suo tempo, riuscì per primo ad unificare il frammentato regno di Danimarca sotto una sola bandiera.

Perché abbiamo aperto una breve parentesi storica? Vi stupirà sapere che le iniziali di sua maestà Harald Batland (Aroldo Dente Azzurro, per fornire un indizio utile per capire dove vogliamo andare a parare), compaiono sugli schermi di un enorme numero di dispositivi elettronici prodotti negli ultimi quindici anni: sono quelle che formano il logo dello standard di trasmissione dati per reti personali wireless universalmente e brevemente conosciuto come Bluetooth.

Perché i suoi creatori abbiano deciso di pescare nella storie danese per dare un nome a questo sistema di trasmissione è presto detto, anche se stiamo per affermare qualcosa di forte.
Il sistema di trasmissione dati Bluetooth è come il cristianesimo.
E prima di veder arrivare l’inquisizione spagnola, andiamo ad argomentare.

Dopo aver unificato politicamente i piccoli regni che costituivano la Danimarca, Harald doveva fare di molti popoli un popolo solo e trovò nella diffusione della religione cristiana il mezzo più adatto per farlo.
Agli inventori del sistema di trasmissione dati Bluetooth evidentemente piacque molto l’idea che la loro tecnologia fosse utile per collegare dispositivi differenti ma vicini, creando una rete di comunicazione sicura, efficiente e a basso consumo di energia.

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Le origini del Bluetooth

Il Bluetooth fu sviluppato dalla Ericsson (che è un’azienda svedese, quindi finalmente ci sembra meno astrusa l’idea di dare al sistema il nome di un re vichingo) ma ben presto fu fondato il SIG (Bluetooth Special Interest Group), di cui fanno parte tutte quelle aziende interessate a fornire ai propri dispositivi un sistema di connessione Bluetooth.
Fondato nel 1999, nel 2011 il SIG  contava tra i propri membri oltre 15.000 aziende, nel 2016 oltre il doppio. Un numero impressionante, che ci fornisce un’idea abbastanza chiara dell’apprezzamento di cui gode il Bluetooth tra le grandi aziende produttrici e delle sue potenzialità future. A tal proposito è di questo Novembre la notizia che il SIG sta per mettere sul mercato Bluetooth 5 che, alla lettera “quadruplica il range di azione, raddoppia la velocità e incrementa la capacità di trasmissione dati dell’ 800%”.

Se le cose fossero rimaste così non ci sarebbe alcun motivo di parlare di Bluetooth su un blog di audiofili, ma nel 2012, ovvero da quando Bluetooth fu implementato nella stragrande maggioranza di Tablet e dispositivi destinati all’ascolto di musica, i fruitori di musica di qualità hanno dichiarato guerra al successore tecnologico di Harald Blatand.

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Audiophile, take a room. Ovvero: perché il vero audiofilo non ascolta musica tramite Bluetooth.

A partire dalla fine degli anni Novanta lo standard di trasmissione dati Bluetooth, sviluppato dalla Ericsson è stato implementato su un numero sempre maggiore di dispositivi elettronici.

Nato essenzialmente per rendere possibile lo scambio di dati senza la necessità di appoggiarsi ad una rete wireless, Bluetooth trasferisce le informazioni da un dispositivo all’altro facendole viaggiare su onde radio a corto raggio rese sicure da diversi protocolli proprietari del software.

Le prime versioni – 1.0, 1.0B e 1.1 – erano soggette a non pochi problemi, consentivano una trasmissione dati piuttosto lenta e non offrivano grandi resistenze alle interferenze elettromagnetiche.
Da una versione all’altra i miglioramenti delle prestazioni del sistema sono state sotto gli occhi di tutti: l’utilizzo di un sistema di crittografia, un costo energetico sempre minore, la possibilità di passare dal protocollo Bluetooth alla rete Wi – Fi per trasferire pacchetti di dati di grandi dimensioni.

La versione 4.0 fu annunciata nel 2010, commercializzata nel 2011 su diversi prodotti Apple e Microsoft e fu la prima a raggiungere il consumo di massa soprattutto quando, a partire dal 2012, fu installata per la prima volta su tablet e lettori musicali.
La versione 5.0 è stata annunciata quest’anno ed è già enormemente attesa.

Perché un audiofilo dovrebbe spendere 2 minuti del proprio tempo a leggere un’approssimativa cronistoria di uno dei più diffusi software per il trasferimento dati del mondo? Perché – se fosse sfuggito a qualcuno – Bluetooth è uno dei principali nemici di ogni audiofilo che si rispetti.

Prestiamo attenzione a un punto esposto poco sopra: dal 2012, Bluetooth 4.0 fu installato su tablet e lettori musicali. Da allora, la rovina.

Da quel momento in poi hanno infatti proliferato le apparecchiature per l’ascolto di musica collegate al lettore attraverso il protocollo Bluetooth.


Parliamo ad esempio di queste costosissime cuffie Beats by DrDre: 379,95 Euro un dispositivo che promette il leggendario suono dei prodotti Beats, una cancellazione del rumore e una batteria ricaricabile in grado di coprire 12 ore di utilizzo.
Meraviglioso, non fosse che queste cuffie da quasi 400 Euro riproducono soltanto suoni ricevuti attraverso Bluetooth. A parte le varie considerazioni tecniche che faremo tra poco, è davvero salutare e soprattutto davvero necessario tenere per tante ore dei dispositivi Wi – Fi così vicini all’orecchio e a due passi dal cervello?

Ma passiamo ad altro: gli altoparlanti. Nemmeno Marshall ha potuto resistere al trend del momento, immettendo sul mercato al modico prezzo di 350 Dollari il modello Stanmore. Con il considerevole peso di 5 kg e 20 Watt di audio in uscita, con ingressi RCA e Jack da 3,5’’ e in aggiunta un cavo AUX da collegare ai dispositivi mobili, il Marshall Stanmore dispone di un woofer e due dome tweeter.

“il problema è nel manico”?

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Ebbene, il problema degli audiofili con la tecnologia Bluetooth è la stessa che si ha con qualsiasi tecnologia che imponga la compressione dei dati audio in formati digitali. In particolare, la connessione wireless Bluetooth ha una larghezza di banda limitata, quindi per essere trasmessi da un dispositivo all’altro i dati vanno compressi con una perdita consistente di qualità e il codec utilizzato da Bluetooth peggiora la qualità del suono. (Per una comparazione fra i diversi codec utilizzati con Bluetooth vi rimandiamo a questo interessante Articolo)

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Come se non bastasse non ha alcun senso parlare di altoparlanti in grado di assicurare un’alta qualità del suono anche se quel suono è stato trasmesso al dispositivo via Bluetooth: in parte per le motivazioni legate alla codifica dei dati che abbiamo appena esposto, in parte perché gli altoparlanti in questione hanno un output sonoro mono o degli altoparlanti stereo così vicini tra loro da distruggere completamente qualsiasi attinenza con l’ascolto stereo vero e proprio.

In definitiva: il suono veicolato dal Bluetooth potrà mai essere apprezzato da un vero audiofilo?

No.

Se volete sperimentare il vero suono di qualità, montate un impianto degno di questo nome e rinunciate a sentire musica in treno.

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